Pamela Anderson

Intervista di Elisa Leonelli

Pamela Anderson è stata candidata ai Golden Globes come migliore attrice drammatica per The Last Showgirl regia di Gia Coppola.

Gia, nipote di Francis Coppola, nata nel 1987, sette mesi dopo la morte del padre Giancarlo, figlio minore di Francis, aveva già fatto la regia di due film, Palo Alto (2013) e Nessuno speciale (Mainstream, 2020) per cui aveva scritto anche la sceneggiatura. In questo caso aveva letto una commedia scritta per il teatro da Kate Gersten sullo show “Jubilee!” di Las Vegas, e aveva contattato Pamela Anderson dopo aver visto il documentario sulla sua vita Pamela, a love story, tratto dall’autobiografia del 2023 Love, Pamela.

Pamela Anderson-The Last Showgirl

Pamela Anderson era perfetta per il ruolo della showgirl di Las Vegas, che rispecchia aspetti della sua esperienza personale come sex symbol nella serie televisiva Baywatch (1992-1997) e nelle numerose copertine di Playboy (1991-2011).

Che effetto le fa il successo del film, che segna la rinascita della sua carriera di attrice?
Mi sento molto onorata e provo un gran sollievo, perché era come se mantenessi da tanto tempo il segreto di chi sono veramente e provavo un senso di colpa per via di certe scelte che avevo fatto. Non credo che molta gente sapesse, durante quegli anni in cui posavo per Playboy, che stavo seduta nella libreria Samuel French di Hollywood a leggere le commedie di Tennessee Williams e Eugene O’Neill. Quei personaggi femminili mi attraevano, ma non sapevo come fare ad arrivarci, e non conoscevo nessuno che faceva questo mestiere. Ho degli amici che sono artisti, Jeff Koons e Richard Prince, persone incredibili che mi adorano, ma non gente che lavorava nel cinema. Ho sempre detto che far parte della cultura popolare è una benedizione e una maledizione allo stesso tempo, perché avevo un handicap nel dimostrare che ero capace di fare altre cose, oltre alle doti superficiali grazie alle quali ero diventata famosa.

Pamela Anderson © Zoey Grossman

Si identifica con questa showgirl che, raggiunta una certa età, perde il lavoro che amava fare dopo 30 anni, quando lo spettacolo chiude i battenti?
Ci sono molti paralleli fra la mia storia e quella di Shelly, che rivaluta la sue scelte nella vita, quindi era un ruolo fatto su misura per me. Capisco bene che sforzo si fa a tenere incollati tutti quei brillantini e a sorreggere quelle pesanti piume in testa, so cosa vuol dire aspettare nel camerino parlando con le colleghe dei figli e di cosa comprare per cucinare la cena, fino al segnale che devi salire sul palcoscenico, quando ti metti a correre nei corridoi del retroscena, perché ho interpretato Roxie Hart nel musical Chicago a Broadway, e avevamo questo tipo di conversazioni. Quella esperienza mi ha aiutato molto a interpretare Shelly. Poi mi ha contattato Gia, che non giudica il comportamento altrui, e i pianeti si sono allineati in mio favore; tante cose magiche accadono nel mondo del cinema e mi sento molto fortunata di avere avuto questa occasione.

Pamela Anderson-The Last Showgirl

Quali sono altre somiglianze e differenze fra lei nella vita e il personaggio di Shelly nel film?
Ci sono delle somiglianze piuttosto ovvie che mi sono servite come punto di partenza, l’amore e la nostalgia per la bellezza e per il fascino di questo tipo di arte, che consiste nel creare personaggi memorabili. Ma ci sono anche delle grosse differenze, per esempio io ho dedicato molto tempo a allevare i miei due figli (Brandon e Dylan, dal matrimonio con Tommy Lee nel 1995), non volevo l’aiuto di nessuno, ci tenevo farlo da me. Quindi mi sarei comportata diversamente da Shelly quando la giovane showgirl bussa alla sua porta e lei non la lascia entrare, l’avrei invitata a venir dentro, le avrei cucinato dei pierogi (tortelloni) e avremmo pianto insieme tutta la notte. Mi piace la complessità di Shelly, il fatto che tiene sempre il cuore in mano, ha un grande ottimismo, è molto generosa, ma è anche complessa e imperfetta. Era un personaggio con cui era facile immedesimarsi, descritto magnificamente nella sceneggiatura.

Come si è trovata a recitare con Billie Lourd nel ruolo della figlia di Shelly, che la madre aveva affidato a un’altra famiglia per perseguire la sua carriera artistica?
Ci siamo incontrate per la prima volta il giorno che abbiamo girato quella scena, e lei è arrivata preparatissima con un sacco di esperienza di vita, come lo ero anche io, e le nostre esperienze si sono scontrate amorevolmente, ma con una barriera fra di noi, quindi il fatto che non ci conoscessimo prima ha funzionato, perché c’é molto conflitto fra di noi. Come madre per me è triste pensare che Shelly prova un istinto materno verso le giovani showgirls, ma non conosce veramente sua figlia, si sente distante anche se vuole una vita migliore per lei. Billie mi ha confessato dopo che aveva pensato a sua nonna Debbie Reynolds e si era immedesimata con sua madre, Carrie Fisher, quindi era stato curativo per lei poter esprimere quei sentimenti.

Che cosa pensa quando vede che giovani registe del cinema indipendente apprezzano attrici della sua generazione, come lei, Jamie Lee Curtis, Demi Moore e Nicole Kidman?
Sono sopraffatta dall’emozione quando vedo la differenza nel rispetto per attrici come noi, perché per tanti anni ero considerata una persona unidimensionale agli occhi della gente, anche se avevo dei figli e tanti problemi nella vita. Sono contenta che questo film dimostri alle nuove generazioni di attrici che si trovano di fronte a simili difficoltà quanto le cose siano cambiate, che possono crearsi una famiglia con altre donne sul set, come è successo nel nostro film. Mi si è aperto davanti un mondo nuovo e spero che questa sia solo la punta dell’iceberg, che si presenteranno altre occasioni nella mia carriera. Avevo proprio bisogno di fare un film come questo per la mia anima.

Pubblicato su Best Movie, Italy. Marzo 2025

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