L’ultima missione: Project Hail Mary, regia di Phil Lord e Christopher Miller dal romanzo di fantascienza del 2021 di Andy Weir (autore di L’uomo di Marte adattato per il cinema da Ridley Scott con protagonista Matt Damon), ha come protagonisti Ryan Gosling e Sandra Hüller.
Gosling interpreta Ryland Grace, un’insegnante di scienze delle scuole medie, che si risveglia su un’astronave lontano anni luce dalla Terra, senza alcun ricordo. Quando la memoria ritorna, ricorda che una donna misteriosamente potente (Sandra Hüller) lo mandò in questa missione disperata per scoprire perché un lontano pianeta non era stato contagiato da una sostanza che causava la morte del sole e di tutti i pianeti. Fu scelto per via del suo dottorato in biologia molecolare. Grace forma un’amicizia con un alieno a cui dà il nome di Rocky, e insieme devono capire come salvare la galassia.
Abbiamo intervistato gli attori e i registi a Los Angeles.
RYAN GOSLING
Q: Come sei stato coinvolto in Project Hail Mary, non solo come attore ma anche come produttore?
RYAN: L’autore Andy Weir mi ha mandato il suo manoscritto inedito chiedendo il mio coinvolgimento in entrambi i ruoli. Era chiaro che Andy aveva catturato un fulmine in una bottiglia (colto la palla al balzo) e aveva scritto qualcosa di molto speciale. Quando l’ho ricevuta, era un periodo nel 2020 in cui i cinema avevano chiuso, e le produzioni cinematografiche stavano calando. Sembrava una missione impossibile, ma il tema del film e del libro, questa idea che come esseri umani siamo capaci di più di quanto pensiamo di essere, è davvero potente e una cosa utile da ricordare in questo momento. Per me è stata un’opportunità incredibilmente commovente e ottimistica di guardare al futuro non come qualcosa da temere, ma da capire, il che è molto incoraggiante, e un approccio molto radicale.
D: Come descriveresti questo eroe riluttante che finisce per salvare il mondo?
RYAN: Ryland Grace non è stoico in alcun modo, non è coraggioso in alcun senso tradizionale e non si fa illusioni di essere un eroe. Ma continua a provarci. È un viaggio così epico: viaggi in un’altra galassia, ti fai un migliore amico alieno e salvi il mondo. Project Hail Mary parla del sole che sta morendo, ma è anche un film profondamente fiducioso e in un certo senso comprensibile. Sostiene l’idea che siamo capaci di risolvere problemi impossibili, che se non ci arrendiamo, i miracoli sono possibili, e che nei momenti più bui e pericolosi, non siamo soli.
D: Tranne che per diverse scene di flashback, per la maggior parte del tempo sei solo nello spazio con Rocky. Come sei riuscito a recitare con un burattino?
RYAN: È stata un’esperienza così speciale lavorare con Rocky come presenza pratica. James Ortiz all’inizio doveva solo essere il burattinaio, e c’erano sei burattinai con lui in ogni momento, li chiamavamo i Rocketeers, ma quando divenne la voce di Rocky, improvvisamente fu così profondamente connesso a Rocky che fummo in grado di improvvisare per ore al di fuori del copione. Dopodiché il processo di lavorare con Rocky sul set rispecchiava molto quello che era il rapporto fra questi personaggi. Rocky non ha né occhi né bocca, ma è così adorabile che sono emozionato che il mondo possa incontrare Rocky e averlo nella loro vita, perché per me è stata una gioia averlo nella mia vita negli ultimi cinque anni.
D: Hai studiato materie come la fisica, la chimica, l’astronomia e la matematica a scuola? C’è stato un insegnante che ti ha ispirato ad avere successo?
RYAN: Non mi sono diplomato dalle superiori, facevo fatica e non ero bravo in queste materie. Ma ero emozionato all’idea di interpretare in questo film il tipo di insegnante che avrei voluto avere nella vita. C’è stata una insegnante che ha avuto un grande impatto su di me. Ha fissato questo obiettivo di lettura, per cui, se leggevamo più libri, avremmo potuto fare un giro sulla sua Jeep. La persona che aveva letto il secondo maggior numero di libri avrebbe vinto il nuovo CD di Kids on the Block. Non ho avuto il giro in Jeep, ma ho ottenuto il CD, che davvero volevo. Quando lei se ne andò, alla fine dell’anno, e avevo appena visto L’attimo fuggente (di Peter Weir con Robin Williams), mi misi in piedi sul banco e esclamai: “Oh, Capitano, il mio Capitano.” Un riferimento al poema di Walt Whitman che non ha capito nessuno degli altri studenti, e non sono sicuro che lo abbia capito l’insegnante.
D: Non è la prima volta che vai nello spazio nei tuoi film. Hai interpretato Neil Armstrong in First Man – Il primo uomo (2018) di Damien Chazelle. Ti piacerebbe farlo nella vita reale?
RYAN: No, sono felice qui sulla Terra. Mi piace fingere di andarci, e fingerò di andarci di nuovo, non ho finito con lo spazio, ma non credo di doverlo fare sul serio, lo lascio ai professionisti.
D: Cosa speri che il pubblico impari guardando Project Hail Mary?
RYAN: La voce di Andy Weir è così importante in questo momento, un modo così unico e bello di guardare il futuro. È l’avventura indimenticabile, ma allo stesso tempo non è una fantasia di evasione. Questa idea di trasformare la paura in curiosità ha un messaggio talmente bello che si potrebbe realizzarlo, o almeno provarci. E spero che questo sia lo spirito che i giovani traggono dal film.
SANDRA HÜLLER
D: Cosa ti ha aiutato a capire come interpretare un personaggio così complesso come Eva Stratt?
SANDRA: Penso che come esseri umani non siamo mai solo una cosa, siamo talmente tante cose allo stesso tempo, che più possibilità ha un personaggio di mostrare quali sono, meglio è; quindi non vedo alcuna contraddizione in quello che Eva fa. Eva era completamente nuova per me, una persona che fa molto bene il suo lavoro, che ha il rispetto di tutti e fa strada in molte campi, che ha pazienza e coraggio, umorismo e cuore; quindi volevo provare a creare questo tipo di energia.
Q: Hai studiato alcuni leader contemporanei nella vita reale come ispirazione?
SANDRA: Devo ammettere che ho pensato molto a Morgan Freeman in Deep Impact (1998 di Mimi Leder) in cui interpreta il Presidente degli Stati Uniti. Mi piace il modo in cui è presente e caldo, ma rigoroso allo stesso tempo. Può esprimere dure verità con un amore che è molto stimolante per me. Ho anche guardato i leader mondiali che sono donne del giorno d’oggi e come fanno il loro lavoro in un modo così diverso da come vediamo in altri paesi. E l’ho trovato molto stimolante. Stavo pensando da chi avrei voluto essere governata, di che tipo di persona mi sarei fidata e che avrei seguito. Questo è quello che ho cercato di immettere in questo personaggio.
PHIL LORD, CHRISTOPHER MILLER
D: Phill e Chris, quando la produttrice Amy Pascal, che aveva lavorato con voi nel film d’animazione Spider-Man-Un nuovo universo, vi ha chiesto di dirigere Project Hail Mary, cosa vi ha fatto dire di sì?
CHRIS: Quando abbiamo ricevuto il manoscritto del romanzo di Andy Weir, lo abbiamo letto in 24 ore. Rimasi sveglio tutta la notte e andai a letto alle 5 del mattino, perché dovevo scoprire cosa succedeva. L’aspetto veramente interessante di questo film è che non lo consideriamo fantascientifico, ma una storia umana su una relazione, un’amicizia tra Grace e Rocky.
PHIL: Si presenta come un’avventura spaziale, un film catastrofico, poi a un terzo del percorso, diventa un intimo studio di un rapporto tra due individui che devono imparare a comunicare. Questo cambiamento è ciò che lo rende speciale.
D: Rocky è un personaggio così adorabile, un alieno di un altro pianeta, che si allea con Grace e comunica attraverso la matematica per trovare una soluzione. Come l’avete creato?
CHRIS: Alla fine è stato un bellissimo matrimonio di burattini e animazione. C’era un reparto di animazione che ha fatto un lavoro incredibile, per alcune delle riprese che non era possibile fare con un burattino, cercando di imitare il lavoro che James Ortiz, il burattinaio principale e la voce di Rocky, e il suo gruppo di burattinai avevano fatto. Se non vi facciamo innamorare di Rocky e dire che morireste per quella roccia, allora abbiamo fallito. La sfida di questa storia è cercare di farvi interessare a una creatura che non ha faccia, occhi, bocca, e raccontare una storia che si svolge principalmente all’interno di un’astronave nello spazio, con un solo essere umano. Si trattava di trovare un equilibrio, perché la vita è divertente, triste ed emozionante, tutto allo stesso tempo, quindi non abbiamo mai pensato, non dovremmo provare a divertirci perché questa è una scena seria. So che alcuni dei momenti più divertenti accadono nella vita quando sei più triste. E quel tipo di sensazione, dove si può far sentire un pubblico come se stesse piangendo e ridendo allo stesso tempo, è il motivo per cui andiamo al cinema.
D: Com’è stato per te lavorare a questo film con lo sceneggiatore, Drew Goddard, il tuo co-regista, i produttori e il gruppo di artigiani?
PHIL: Il progetto Hail Mary parla di due amici che fanno qualcosa insieme, ed è questo il set di un film, ecco perché abbiamo questo fantastico gruppo di produzione. Sono le conversazioni tra artisti, interpreti e troupe che aumentano la creatività di tutti, quello che vedete sullo schermo è il prodotto di tutte quelle meravigliose persone che pensano a qualcosa insieme. Quello che mi piace del film è che parla di come due persone pensino a qualcosa di veramente difficile, di come tutte queste persone sulla terra, guidate da Sandra, stiano pensando insieme e di quanto questo sia potente. Ma il successo a questo livello è caotico, lo spazio è caotico, le astronavi sono caotiche. Non tutti gli organi sono dietro una custodia patinata come nell’iPhone. Diciamo sempre che questo film non è un Mac, è un PC, dove l’architettura è all’esterno, nel caso in cui sia necessario accedervi, se scoppia una guarnizione. E uno dei modi in cui abbiamo voluto distinguere questo film da altre epiche spaziali è stato che è caotico.
D: Qual è il messaggio di speranza per il nostro tempo che desideri trasmettere con Project Hail Mary?
CHRIS: Il cuore del film, in ogni scena sulla Terra e nello spazio, riguarda gli esseri che si mettono insieme per risolvere dei problemi. Questo è ciò che lo fa sembrare così ottimista. Anche se tecnicamente si tratta di un evento apocalittico, non è desolante, non è freddo, non è antisettico, è caldo e pieno di speranza. Vi mostra qual è lo spirito dell’umanità. E la cosa divertente del film è che vi fa ridere, vi fa piangere, vi fa spaventare, vi fa sentire ogni sorta di cose diverse. Quindi non si inserisce davvero in una formula di genere, ma è così che è l’umanità, la condizione umana è quella di provare tutte queste sensazioni l’una insieme l’altra.

Versione pubblicata sul sito Best Movie